rosarosae
l'invincibile armata di petali vellutati che ti strangola prima del passaggio sul ponte levatoio che ti porterebbe alla salvezza

I petali furono rapiti dal tempo, le spine dalla bellezza.

Nessun riscatto ci restituì il nostro Aprile profumato,

nè l'incanto della mia incoscienza mi riportò Maggio beato.

Tu sorridevi  intrecciato alle spine del divorzio,

io raccoglievo sassi da mangiare.

Come Persefone ti baciai ritornando all'Ade,

solo per  sentire ancora il suono del sole, il nostro.

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sposa

rosa irosa sosia peccaminosa dell'amorosa sposa che osa più di ogni cosa

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rosa

nel giardino ho seppellito una rosa che ti avevo comprato peccato che adesso non possa parlarti non solo non puoi più vedermi non vuoi più cercarmi ma non mi consolo non sono sicuro che sia già finita si muove qualcosa ritorno in giardino riprendo la rosa che volevo portarti ma è soltanto una scusa per dirti "ritorna ancora con me non mi sembra azzardato riprovare a chiamarti voglio solo guardarti la bocca la bocca..." nonostante l'affetto che ci lega lo sento tu mi vuoi ancora bene ma è già tutto diverso è finito l'amore non c'è niente da fare ma so più fermarmi non mi so controllare, no "non vuoi tornare con me io non lo so cosa voglio ancora da te forse guardarti accarezzarti forse ancora una volta sfiorare e baciarti la bocca bocca..."

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preludio

inviti lasciano mani ubriache di rosa. il colore che sopporto meno. che passi di moda e venga a darmi le spiegazioni che non ho chiesto.

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anemone

tu tardasti come sempre a manifestare l'integrità diviso in petali e inviso ai più per il narcisistico e polifunzionale decoro ora abbai la noia sul prato di un unico meriggio reiterato

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Rosetta

petalo divino vomitato dal cielo

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Giorgio

il tuo nome “Giorgio” era per me impronunciabile

saltellavo tra le “g” troppo marcate

e una “o” troppo aperta.

Solo la “R” ci univa nel gioco erotico delle consonanti.

 

vibrava seducente la lingua sul palato e poi sempre più giù. ricordi? ricordi?

quando insieme intonavamo il canto del rosa rosae

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giuda

giurasti e spergiurasti

masticasti ed ingoiasti

ma lo stomaco  ti impedì di digerire la vergogna

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andrea

giocavi nel buio per vederci chiaro ma diventasti cieco

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Anna

innocenti sapori
dei tempi che saranno
già li rimpiango

e tu che  t'arrampichi
nel cielo che è un paiolo
pesti le stelle

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