Guardami ancora una volta scuoiare l’attimo e riempire il corpo eroso di visioni, dondolare verso gli interstizi bianchi di notti senza te, governata dai suoni malarici del cuore, carezzarmi senza sentire il pasto delle mani che scivolano moleste nelle contuse traiettorie di ogni intimo sentore.
Indomiti inganni ci risparmiano un mattino maleodorante ma a loro stretti di notte ci addormentiamo dissuasi dall'illusione d’ illuderci.
Il parafango della metaillusione è storto.
Ci disperdiamo come sangue snob, transistori e radioline come bambole gonfiabili di prima mano, per avere un respiro restio da ricordare il giorno in cui l’avremo.